In questo post non affronto una ricerca recente, in effeti l’articolo è del 1988 ed è evidentemente datato, ma ne scrivo perchè questa ricerca ha dato vita a tutto un filone di studi di cui possiamo trovare tracce anche oggi.
Pennebaker, Kielcol-Glaser e Glaser hanno condotto una ricerca (‘Disclosure of Traumas and Immune Function: Implication for Psychotherapy’, 1988) pienamente inserita nella lunga tradizione della psicosomatica come della più recente psicologia della salute.
Questi autori si chiesero se la psicoterapia potesse avere effetto nel ridurre i problemi di salute fisica. Al momento della loro ricerca c’erano stati vari studi che avevano individuato ad esempio, che nei soggetti che seguivano una psicoterapia diminuiva il ricorso al medico rispetto ad un gruppo di controllo, ma non era chiaro perchè questo accadesse.
Inoltre, era stato lungamente osservato che conflitti psicologici, ansia, e stress causavano sintomi fisici, ed era stato coerentemente ipotizzato che una riduzione del conflitto o dello stress avrebbe ridotto anche la malattia.
Il modo in cui gli individui affrontano un’esperienza traumatica è predittivo della comparsa o meno di malattia, e per esempio, individui che hanno dovuto affrontatere una particolare agitazione, come la morte di un coniuge, sono più vulnerabili a una varietà di malattie. Allo stesso tempo, l’effetto negativo dello stress può essere tamponato dal supporto sociale.
Un tema comune in psicoterapia, fin dalle origini, è che le persone possono affrontare meglio un trauma se sono in grado di comprenderlo e assimilarlo.
Su questa scia, Pennebaker e Beall (1986) condussero un esperimento chiedendo a studenti universitari in buona salute di scrivere di esperienze traumatiche o di argomenti triviali per quattro giorni consecutivi. Nel mese successivo l’esperimento, i soggetti che avevano scritto riguardo ad un’esperienza traumatica, fecero ricorso all’ambulatorio medico del college significativamente meno rispetto agli altri.
La ricerca psiconeuroimmunologica indica inoltre che il sistema nervoso centrale può attivamente influenzare il sistema immunitario.
La ricerca del 1988 ha esaminato l’effetto della scrittura di eventi traumatici sulla funzionalità del sistema immunitario.
Cinquanta studenti universitari in salute vennero assegnati casualmente a scrivere di un’esperienza personale traumatica o un argomento triviale per 20 minuti, ogni giorno, per quattro giorni consecutivi.
Per misurare la risposta immunitaria è stata esaminata la risposta dei linfociti alla stimolazione da parte di sostanze esterne al corpo (i mitogeni). La misura della proliferazione dei linfociti in risposta allo stimolo è stata considerata un buon modello “in vitro” della risposta del corpo ad agenti patogeni, come batteri e virus.
Nella ricerca, dei campioni di sangue furono prelevati il giorno precedente la scrittura, l’ultimo giorno di scrittura e sei settimane dopo la scrittura. Inoltre furono prese in considerazioni anche misure di salute/malattia come le visite all’ambulatorio medico, i sintomi auto-riportati, i livelli di base e la stress percepito.
Il giorno precedente la sessione di scrittura il soggetti furono invitati in gruppo a compilare una batteria di questionari, e, dopo averli fatti rilassare per 10 minuti, furono loro misurate pressione sanguigna, frequenza cardiaca e livello di conduttività della pelle. Dopo di questo gli fu prelevato il primo campione di sangue.
Poi, nei successivi quattro giorni i soggetti parteciparono alle sessioni di scrittura, ai soggetti che avrebbero dovuto scrivere riguardo l’esperienza traumatica venivano date queste istruzioni:
Per i prossimi quattro giorni vorrei che scrivestea proposito dell’esperienza più traumatica di tutta la vostra vita. Potete scrivere per tutti e quattro i giorni sullos tesso argomento oppure ogni giorno su traumi diversi. La cosa importante è che scriviate i vostri sentimenti e pensieri più profondi. Idealmente quello che scriverete dovrebbe affrontate un evento o esperienza di cui non avete parlato mai a nessuno nel dettaglio.
Invece ai soggetti nella condizione no-trauma veniva chiesto di descrivere oggetti o eventi nei minimi dettagli senza discutere le loro emozioni o pensieri.
Alla fine della quarta sessione di scrittura ai soggetti venivano di nuovo misurate pressione sanguigna, frequenza cardiaca e livello di conduttività della pelle, poi veniva prelevato un secondo campione di sangue. Dopo sei settimana i soggetti tornavano per sottoporsi agli stessi controlli.
Al termine dello lo studio l’ambulatorio medico fornì i dati riguardanti il numero di visite per malattia di ogni studente riguardo ai cinque mesi prima dello studio e per le 6 settimane dello studio. Dopo tre mesi dalla fine della fase di scrittura ai soggetti fu inviato un questionario di follow-up riguardo lo stress e le proprie abitudini giornaliere (fumare, fare esercizio fisico), gli stessi argomenti affrontati dal questionario precedente la scrittura.
I risultati furono sorprendenti: indicarono che scrivere riguardo ad un’esperienza traumatica aveva un effetto positivo sulla risposta immunitaria, sui livelli di base, sullo stress percepito, nonchè si verificava un minor ricorso a visite mediche. L’effetto era più marcato in chi non aveva mai discusso prima con altri dell’esperienza di cui aveva scritto.
Questi effetti non furono riscontrati nel gruppo di controllo.
Gli autori hanno inizialmente ipotizzato che esista uno stress che origina quando non si è in grado di affrontare un trauma, in particolare, l’inibizione, la repressione attiva di pensieri, sentimenti e comportmenti è associata ad una “fatica” che, nel lungo periodo può manifestarsi in malattie. In questo senso sembrava che l’effetto positivo sulla salute derivi da una liberazione del contenuto traumatico, che non deve più essere attivamente mantenuto lontano dalla coscienza.
In seguito però, col susseguirsi degli studi su questo argomento si è giunti a ritenere che il meccanismo che provoca il cambiamento positivo sia la riorganizzazione mentale dell’evento, la produzione di una narrazione, a volte anche di una prima narrazione, altre di una nuova, intorno all’evento.
In effetti nella ricerca del 1988 gli autori osservano ad esempio che molti dei soggetti che avevano scritto riguardo al trauma cambiavano gradualmente, attraverso le sessioni, la proprio prospettiva su di esso. Riportano ad esempio il caso di una donna, molestata all’età di 9 anni da un ragazzo di tre anni più grande di lei.
[...] inizialmente enfatizzò i suoi sentimenti di imbarazzo e colpa. Arrivata al terzo giorno di scrittura espresse rabbia verso il ragazzo che la vittimizzò. Nell’ultimo giorno aveva iniziato a mettere la cosa in prospettiva. Nell’intervista di follow-up sei settimane dopo l’esperimento riportò: “Prima, quando ci pensavo, mentivo a me stessa…Adesso, non sento nemmeno più di doverci pensare perchè l’ho buttato fuori. Ho finalmente ammesso che è accaduto…Conosco veramente la verità e non dovrò più mentire a me stessa.”
Pennebaker e Francis (‘Cognitive, emotional, and language processes in disclosure’, 1996) in seguito hanno sintetizzato cosa accade nello scrivere un’esperienza: si organizza una narrazione coerente e sequenziale; si riconoscono connessioni causali; si prendono in considerazioni altri punti di vista anche nella prospettiva che ci sia un eventuale lettore; si riflette su e si definiscono emozioni e pensieri.
Questa ricerca è particolarmente importante perché sottolinea l’effetto positivo di questo processo di riorganizzazione narrativa dell’esperienza.
Come dicevo, questa ricerca, insieme a quella iniziale di Pennebaker e Beall, ha dato impulso a tutta un filone di ricerca sulla tecnica della scrittura. Dalla pagina personale di Pennebaker è possibile scaricare una gran quantità di articoli su ricerche da lui condotte, ma molti altri psicologi hanno realizzato progetti simili, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa.
![]()
Pennebaker JW, Kiecolt-Glaser JK, & Glaser R (1988). Disclosure of traumas and immune function: health implications for psychotherapy. Journal of consulting and clinical psychology, 56 (2), 239-45 PMID: 3372832
