Il vissuto psicologico di essere intrappolati nelle viscere della terra.

La vicenda dei 33 minatori intrappolati nella miniera di ‘San Josè’ in Cile, per quanto tragica, ha stimolato la curiosità di alcuni psicologi, che hanno fatto ipotesi sulle condizioni in cui questi uomini vivono la loro terribile esperienza. Di fatto il gruppo è intrappolato dal 5 agosto nelle profondità della miniera, e sebbene salvi, sembra che i tempi di recupero saranno ancora molto lunghi, si parla di 3-4 mesi per ultimare le operazioni. Una situazione in cui, ovviamente, è primaria la salute fisica di quegli uomini, e nondimeno è sicuramente inquietante, e non possiamo ignorare il peso psicologico che deve avere.

Il professor George Bonanno, psicologo alla Columbia University’s Teachers College, si occupa di resilienza, ovvero della capacità di recupero durante periodi difficili, o dopo eventi traumatici, e ha condotto un esame della letteratura scientifica su questo argomento, arrivando ad alcune conclusioni, a suo dire, incoraggianti:

Abbiamo concluso che gli effetti nocivi [di un evento traumatico] si manifestano al massimo in un 30% delle persone esposte. [...] La maggior parte degli altri invece recupera velocemente e mostra grande resilienza. Alcune persone subiscono profonde ferite psicologiche, ma la maggior parte no.

Secondo l’analisi della letteratura che ha condotto, mentre nessuno supera una catastrofe completamente illeso, la maggior parte delle persone non rimane intrappolato nella disperazione, Bonanno afferma di aver individuato che solo una minima parte mostrano problemi seri, come il disturbo post-traumatico da stress.

Tempo fa ho assistito ad una discussione di tesi di laurea che affrontava un argomento simile, mentre Bonanno ottimisticamente sembra affermare che sebbene il trauma possa essere spaventoso, la maggior parte delle persone ne esce psicologicamente incolume, la mia collega (non ne ricordo il nome, altrimenti la citerei), affrontava la questione della crescita post-traumatica, ovvero del fenomeno che vede, a seguito di un trauma, in certe persone una crescita psicologica, piuttosto che un effetto negativo.

L’articolo di Bonanno non è ancora stato pubblicato, perciò mi baso sulle sue dichiarazione per argomentare, ma mi sembra che entrambi queste rassegne della letteratura finiscano per non dirci molto. La mia collega lo ammetteva, nulla o quasi sappiamo del perchè alcune persone dopo un trauma sviluppano un disturbo post-traumatico, mentre altre ne escono rafforzate, ed altre ancora invece recuperano e ristabiliscono la loro precedenze condizione psicologica.

La ‘verità incoraggiante’ che ci rivela Bonanno non è da meno, chi sono questo 30% di persone che sviluppa gravi problemi psicologici?

La domanda è importante, a mio avviso, perchè serve ad atturare interventi preventivi o interventi precoci dopo il trauma, che potrebbero essere veramente d’aiuto.

La psicologia dell’emergenza, quell’ambito della psicologia che si occupa di interventi a seguito di emergenze o catastrofi, come ad esempio i terremoti, ha, naturalmente, messo a punto una serie di tecniche atte a prevenire gli effetti patogeni di un trauma.

Una di queste è il Critical Incident Stress Debriefing , un intervento strutturato, di gruppo, con lo scopo eliminare o alleviare gli effetti psicopatologici di un evento traumatico.

Sul debriefing però è in corso anche una discussione. Scott O. Lilienfeld per esempio riporta i risultati di una meta-analisi condotta su studi che hanno indagato gli effetti del debriefing. Secondo Lielienfeld non ci sono dati a sostegno del fatto che il debriefing allontanti la possibilità del manifestarsi dei sintomi di un disturbo post-traumatico da stress. In più aggiunge, il debriefing sembr avere effetti negativi a lungo termine su alcune persone che sviluppano un più alto livello di sintomi ansiosi, probabilmente perchè interviene e modifica il naturale processo di recupero. Lilienfeld perciò conclude dicendo affermando che il Critical Incident Stress Debriefing è un intervento psicologico probabilmente dannoso per alcuni individui.

In questo senso una maggiore conoscenza di quali caratteristiche abbiano quel 30% di persone che Bonanno ha individuato, perchè se le conoscessimo meglio avremmo pure la possibilità di studiare interventi mirati, più efficaci e con un minor rischio di effetti negativi.

Riporto inoltre un video in cui il Dr. James Thompson commenta la situazione che stanno vivendo i minatori intrappolati:

L’articolo, sul sito dell’APA, dove è riportato lo studio di Bonanno, e che descrive alcuni casi di individui esposti a eventi traumatici che hanno recuperato senza danno: Tales of surviving entrapment with sanity impact.
L’articolo di Lilienfeld: ‘Psychological treatment that cause harm.
L’ìmmagine in testa al post è presa da qui.

1 Risposta a “Il vissuto psicologico di essere intrappolati nelle viscere della terra.”



  1. 1 Minatori, concorrenti del Grande Fratello, astronauti. « Sci-Psy Trackback su ottobre 19, 2010 alle 9:12 am

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