Quante volte abbiamo sentito dire che internet è il ritrovo di personalità narcisistiche, o più in generale patologiche, sostenendo magari queste accuse sventolando qualche nuova ricerca sul tema? Personalmente troppe. Di volta in volta sono i forum, i blog, ora i social network ad essere l’antro dove si rifugiano e regnano incontrastati i narcisisti.
Il tema è ripreso in questi giorni da vari mezzi d’informazione, a seguito della pubblicazione di due ricerche, la prima della professoressa Soraya Mehdizadeh della York University, dal titolo ‘Self Presentation 2.0: narcissism and self-esteem on Facebook’, la seconda di Laura Buffardi e Keith W. Campbell, ‘Narcissism and social networking web sites’.
La prima ricerca ha individuato una correlazione positiva fra il livello di narcisismo individuato in un test e il numero di volte che i soggetti controllavano la propria pagina su Facebook in un giorno, lo studio ha coinvolto 100 soggetti fra i 15 e i 25 anni.
La seconda ha allo stesso modo trovato una correlazione fra narcisismo e livello di attività sui social network, come pure con la pubblicazione sul web di contenuti atti ad auto-promuoversi; inoltre ha mostrato come estranei che esaminavano la pagina web o il profilo di un narcisista lo individuavano molto accuratamente come narcisista; 130 sono stati i soggetti coinvolti.
Quali conclusioni da questi dati? Ovvio, Facebook sarebbe il luogo ideale per i narcisisti, che avrebbero modo di utilizzare le funzioni social del sito in funzione della loro personalità, in altre parole, il collezionare amici e contatti vari, il pubblicare foto e la gestione del proprio profilo non farebbero che favorire il narcisismo di questi soggetti. Di più, ci si spingerà a dire, da dati su 230 soggetti, che la maggior parte degli utenti di Facebook ha una personalità narcisistica. Questo è ovviamente il verdetto che i soliti catastrofisti attendono, il web è il male, come non saperlo.
In realtà questa non è, come vedremo, l’opinione degli autori, ma questo genere di ricerche vengono spesso brandite come armi da chi accusa il web di ogni sorta di male.
Partiamo però col definire cos’è il narcisismo, o meglio, cosa gli autori intendono per narcisismo, Keith e Buffardi ritengono che si riferisca a un tratto di personalità che riflette un concetto di sè grandioso, in particolare associato ad auto-attribuzioni di qualità quali l’intelligenza, la potenza, l’attrattività in grande misura e ad un pervasivo senso di unicità. Il narcisismo è anche associato a un elevato grado di socievolezza ed estroversione, e ad un basso livello di gradevolezza.
A mio modo di vedere il modo di interpretare i dati forniti da ricerche simili a queste, da parte dei media mainstream, ha un problema di fondo particolare, tratta l’oggetto di studio con un certo pregiudizio, non fosse altro perchè ritiene il web, o i social network, un contesto relazionale speciale. E’ ovvio che ogni contesto è particolare in quanto tale, diverso dagli altri, ma è pure ovvio che potremmo studiare lo stesso fenomeno in contesti diversi, e pur ottenendo risultati differenti, non ci stupirebbe scoprire che molti aspetti sono comuni.
Provo a spiegarmi, siamo sicuri che non troveremmo una correlazione positiva fra i livelli di narcisismo di una persona e il numero di volta che controlla se qualcuno l’ha cercato al cellulare? E non ci aspetteremmo una relazione fra il numero di amici che una persona dichiara di avere, la quantità di numeri di telefono nella sua rubrica, il suo modo di vestirsi, di intrattenersi coi gruppi di amici, e una qualche misura di narcisismo? Se un estraneo è in grado di individuare un narcisista dal suo profilo su Facebook, non saprebbe farlo allo stesso modo con un colloquio di 5 minuti? Probabilmente la risposta a queste domande è sì.
Voglio dire che soggetti con tratti marcati di narcisismo, hanno atteggiamenti e comportamenti in linea con la propria personalità in tutti gli aspetti della propria vita, compresi i social network, e non, come qualcuno vorrebbe farci credere, in particolare nei social network.
Buffardi e Campbell lo dichiarano all’inizio del proprio articolo:
La grande popolarità di questi siti suggerisce che la psicologia generale degli iscritti sia in gran parte nella norma. Cioè, i 21 milioni di iscritti a Facebook probabilmente (anche se è, ovviamente, ancora una questione empirica), non saranno molto diversi dagli altri membri della società con dati demografici simili.
E riguardo i soggetti con personalità narcisistiche:
[...] dato il comportamento di narcisisti in contesti rapporto offline, ci aspettiamo che essi sfrutteranno la nuova arena virtuale per perseguire un’agenda di autoregolamentazione simile [comportamenti simili].
Ovvero, Facebook non è il ritrovo dei narcisisti, che lo sarebbero a dispetto della loro iscrizione ad un social network.
Questo è un esempio di come vengano utilizzati i risultati di ricerche psicologiche per sostenere interpretazioni della realtà che non sono affatto condivise dagli autori delle ricerche stesse.
