Michele Tansella, professore di psichiatria e direttore del Centro di Ricerca sulla salute mentale dell’Oms a Verona, intervistato da Daniela Minerva, parla della prevenzione possibile in psichiatria.
Alcune considerazioni, che riprendo da un articolo del dottor. Francesco Benincasa su psychomedia:
I pazienti con disturbi psichici rappresentano il 25-35% del totale di coloro che si recano negli ambulatori dei medici di base. Più di un terzo di questa popolazione viene trattato come malato organico perché la sofferenza emotiva non viene identificata. Reciprocamente, sono numerose le persone che, pur lamentando disturbi fisici, vengono classificati come psichiatrici o funzionali. La morbilità psichiatrica nella medicina di base è circa 10 volte maggiore di quella esistente nei servizi specialistici, ma la maggior parte di questi pazienti non raggiungerà mai la struttura specialistica, in parte perché non viene riconosciuto dai medici di base, in parte per i pregiudizi che tengono i pazienti lontani dagli psichiatri, ancora considerati i medici dei matti.
Uno studio di Goldberg e Huxley indica che solo il 5% dei pazienti nei quali i medici di base riconoscono disturbi emotivi viene inviata a servizi specialistici; Benincasa cita Saraceno che pone fra l’8 e il 22% la percentuale d’invio in Italia.
Non voglio in questo caso porre la questione della diagnosi in senso lato, delle categorie psichiatriche e dei problemi ad esse connessi. Non voglio neppure discutere di cosa sarebbe possibile fare una volta che un’emergente disturbo psichiatrico fosse individuato. Non è questo il punto.
La prevenzione in psichiatria è possibile?
Uno studio del WHO del 1973 concludeva che “Per poter sviluppare una buona assistenza psichiatrica territoriale è necessario avere buoni servizi di medicina di base”. 17 anni dopo, la stessa agenzia (WHO) concludeva un altro studio affermando che: “Per poter sviluppare una buona assistenza psichiatrica da parte dei medici di base è necessario un tessuto di buoni servizi territoriali psichiatrici”
Le conclusioni, nella loro paradossalità, parlano della necessità di connessione. In questo senso la risposta è in buoni medici di base, come auspica Tansella nell’intervista e migliori servizi territoriali psichiatrici.
