Tempo fa, in un altro blog che tenevo (ora chiuso), scrivevo un post dal titolo “Intelligente a me?” in cui discutevo delle affermazioni a dir poco azzardate di James Watson, pioniere della ricerca sul DNA, premio Nobel per la medicina nel 1962, che dichiarava candidamente che i neri sono meno intelligenti dei bianchi, per poi, fortunatamente, smentirsi poche ore dopo.
In questi giorni, Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’università di Ulster, tira fuori un articolo dal titolo “In Italy, north-south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature and literacy” (Le differenze nel QI tra nord e sud Italia corrispondono a differenze nel reddito, educazione, mortalità infantile, statura e alfabetizzazione), dove sostiene che in Italia, i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali, che deterrebbero un Quoziente Intellettivo più alto.
Scrive:
la differenza di QI fra nord e sud in Italia può spiegare molto del differente sviluppo economico fra nord e sud
Si spinge inoltre a dire:
E’ un interessante domanda quella se questa differenza nel QI delle regioni Italiane fosse presente in precedenti periodi storici. [...] La differenza nord sud nel Qi è stata presente fin dal 1400
e questo perchè dai suoi dati emerge che il sud d’Italia non ha prodotto figure rilevanti per la scienza, la musica, l’arte e la letteratura, dal 1400 a oggi.
Bisogna aggiungere che Lynn non è nuovo a “scoperte” del genere: in passato ha affermato che le donne sono meno intelligenti degli uomini, che l’intelligneza è tanto più alta quanto più chiara è la pelle, e altre fantastiche meraviglie di questo genere.
L’Associazione Italian di Psicologia, a firma del presidente prof. Roberto Cubelli ha prodotto un comunicato stampa in cui
individuano nell’articolo in oggetto gravi limiti teorici, metodologici e psicometrici (inadeguatezza degli strumenti di misura, arbitrarietà della procedura di analisi, mancata definizione di intelligenza), attualmente in discussione presso la comunità scientica.
Come fa notare Sylvie Coyaud, Lynn vorrebbe legare il QI ai geni, e giustificare la differenza da lui riscontrata proponendo una teoria per la quale le popolazioni del sud d’Italia, hanno subito una diffusione di geni dall’Africa e dal vicino Oriente, geni che produrrebbero la minore intelligenza appunto. Coyaud si riferisce a queste affermazioni come a boiate evoluzionistiche, e io concordo.
Le stesse boiate di Watson, in riferimento alle quali scrivevo:
L’intelligenza non è solo le capacità cognitive geneticamente determinate, ma è costruita tramite la cultura, la socializzazione, le esperienze individuali. In quest’ottica l’intelligenza è un costrutto estremamente difficile da afferrare, da misurare, e sempre in quest’ottica parlare di più o meno intelligenti sulla base di presupposti genetici è praticamente privo di senso.
Più in generale, le ricerche sull’intelligenza dovrebbero preliminarmente definire che cos’è l’intelligenza, in quanto essa è un costrutto teorico, non una realtà oggettiva, ed è per questo culturalmente determinato.
Come scrivono su OggiScienza:
Per 12 regioni italiane, Lynn correla l’aumento del reddito, dell’altezza delle reclute per il servizio militare e degli anni di scolarizzazione con i risultati nei test PISA 2006. Questi misurano la competenza degli alunni in lettura, matematica e scienze, non il QI. Però mobilitano le “componenti essenziali” dell’intelligenza, quindi ne fanno le veci, dice Lynn. Solo per questa volta, altrimenti risulta che gli europei più intelligenti sono finlandesi e femmine. Mentre a lui risultano tedeschi e maschi, perché considera il militarismo una prova d’intelligenza.
Lynn è, a mio avviso, non solo in malafede, perchè utilizza i dati per affermare e confermare una sua idea pregiudiziale, ma è pure l’esponente di una psicologia ingenua, non scientifica, inutile nonchè dannosa.
Sarebbe da spedire un etto di intelligenza a Lynn davvero.
